La follia di cercare una vita…


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La follia di cercare una vita comoda

Luca 12:13-24
13 Or uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». 14 Ma Gesù gli rispose: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?» 15 Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita». 16 E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 ”Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti’”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” 21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio». 22 Poi disse ai suoi discepoli: «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; 23 poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. 24 Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete!

Ogni giorno della nostra vita veniamo tirati in direzioni diverse, le responsabilità familiari ci tirano da una parte, i nostri obblighi verso la chiesa ci tirano da un’altra,  gli amici ci tirano da un altra ancora. chiediamoci, “Che cosa è veramente importante nella vita?”

Il passaggio che ci accingiamo ad esaminare oggi in Luca ci costringe a prendere una decisione su quale tipo di vita vogliamo.  Vogliamo una vita che dipende dalle cose di questo mondo, o una vita che non ci offra necessariamente la garanzia di avere delle ricchezze di questo mondo, ma vicino a Dio?

Questo passaggio è molto importante per noi, perché per la maggior parte delle persone oggi,  la priorità principale della vita è quella di avere abbastanza soldi per vivere una vita buona. Siamo bombardati dalla televisione con spettacoli su come diventare ricchi e famosi, Ecc.

Nel contesto biblico qui Gesù sta insegnando ai suoi discepoli a temere Dio solo, quando è improvvisamente interrotto da un uomo che non è soddisfatto su quello che considera una ripartizione ingiusta dei beni del padre, tra lui e suo fratello. “Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità».

Chi di noi non ha conosciuto famiglie che sono state distrutte da una cosa che sembra così semplice come la distribuzione dell’eredità paterna?

Gesù risponde: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?» Gesù non si lascia sviare dalla sua missione che era di cercare e salvare ciò che era perduto, e non da un giudizio giuridico, ma morale. Gesù sapeva che questa contesa familiare per l’eredità era solo un sintomo di un problema più grande, l’ avidità. In realtà al verso quattordici il plurale “su di voi“ ci fa comprendere che entrambi i fratelli avevano un problema con l’avidità. E quindi nessun consiglio legale avrebbe potuto risolverlo.

Gesù gli dice che la cosa più importante non è risolvere il suo problema, ma che il suo cuore sia cambiato.

“Quante volte siamo andati a Dio chiedendogli di cambiare la nostra situazione, piuttosto che chiedergli di cambiare il nostro cuore?” Forse la maggior parte delle volte.

Verso 15: Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita». 

Quando dice: «State attenti e guardatevi” sta letteralmente dicendo “state in guardia da tutti i tipi di avidità.” L’area di pericolo per l’uomo è “l’avidità o cupidigia” (pleonexia) che significa “volere di più di quello di cui si ha bisogno!”

Proverbi 21:26 - C’è chi da mattina a sera desidera avidamente, ma il giusto dona senza mai rifiutare.

Ecclesiaste 5:10 - Chi ama l’argento non è saziato con l’argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche questo è vanità.

Ma non è esattamente quello che pensiamo? Come molti di noi pensano, se solo potessimo vincere la lotteria potremmo vivere una bella vita.

Nel suo libro “Vivere sopra il livello di mediocrità.” Charles Swindoll propone  l’mmagine di un naufrago su una zattera in mezzo all’oceano. La sua sete terribile lo spinge a bere l’acqua salata, ma serve solo ad aumentare la sua sete. Ciò lo induce a bere ancora di più, fino a quando, paradossalmente, diventa disidratato e muore.

A partire dal versetto sedici troviamo quella che viene definita come “La parabola del ricco stolto”, nella quale il Signore ci dà cinque principi di ciò che accade quando i nostri cuori sono concentrati esclusivamente su noi stessi.

 

1.    Quando i nostri cuori sono concentrati su noi stessi non riusciamo a dare a Dio il merito di ciò che ha fatto. (V. 16)


16 E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 

Penso che sia importante notare che questa parabola non condanna questo uomo per essere ricco, sembra infatti che quest’uomo avesse guadagnato la sua ricchezza onestamente.

Il ricco di questa parabola è un contadino, ma rappresenta tutti gli esseri umani che sono sedotti dai beni di questo mondo. Questo contadino guarda l’incredibile raccolto e non riconosce la mano di Dio in tutto questo, Vede solo il suo sforzo. questo è un perfetto esempio di avidità, perché ha molto e si aspetta di ottenere di più.

2. Quando i nostri cuori sono concentrati su noi stessi, programmiamo la nostra vita lasciando fuori Dio. (Vv. 17-18)

17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 ”Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 

Non c’è niente di sbagliato nel suo desiderio di costruire più fienili, è una saggia idea. Il problema sta nel fatto che non pensa per niente agli altri ma solo a se stesso. Nell’originale greco il pronome personale “mio” compare quattro volte, il pronome “io” cinque volte e “miei” quattro. Notate che dice il mio grano, i miei granai, i miei beni. Si è confuso tra proprietà e gestione. Tutto ciò che possediamo, non è nostra proprietà, ma ci è data in gestione.

3. Quando i nostri cuori sono concentrati su noi stessi utilizziamo le nostre risorse solo per noi. (V. 19)

19 “e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; riposati, mangia, bevi, divertiti”. 

Quest’uomo ha pianificato come utilizzare i suoi beni per gli anni a venire. Ma tutto questo si basa sul fatto che questo uomo dovrebbe controllare il destino dei suoi raccolti futuri. Ha immaginato il futuro come se fosse sotto il suo controllo. Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il libro di Giacomo parla di un atteggiamento del genere Giacomo 4:13-16 - 13 E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo»; 14 mentre non sapete quel che succederà domani! Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce. 15 Dovreste dire invece: «Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o quest’altro». 16 Invece voi vi vantate con la vostra arroganza. Un tale vanto è cattivo.

“La Bibbia non ci scoraggia dal guardare al futuro con grande aspettativa, anzi, tuttavia, sia nel mondo degli affari, o nella nostra vita personale, dobbiamo agire tenendo presente che alla fine l’ultima parola è di Dio. In altre parole, dobbiamo pianificare il futuro con umiltà.

4. Quando i nostri cuori sono concentrati su noi stessi rischiamo di conservare il nostro tesoro nei posti sbagliati. (V. 20)

20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” 

Quest’uomo è considerato un “pazzo” (aphron) da Dio. Uno sciocco nel linguaggio biblico non è una descrizione riferita alle capacità mentali, ma al discernimento spirituale. Secondo la Scrittura un pazzo è un uomo che lascia Dio fuori di ogni considerazione.

Il Salmo 14:1 dice: “Lo stolto ha detto nel suo cuore che Dio non esiste.” Quest’uomo non è un pazzo perché ha detto questo, ma perché ha vissuto la sua vita come se Dio non esistesse.

E ‘un pazzo, nel senso che non ha riconosciuto che le sue benedizioni materiali sono venute da Dio, né si sente in obbligo di riconoscere Dio nel uso dei suoi beni.

“L’avidità è” il risultato logico della convinzione che non c’è vita dopo la morte. Prendiamo tutto quello che possiamo, mentre possiamo, e poi teniamocelo stretto.

Leone Tolstoj scrisse una volta la storia di un ricco contadino di nome Pacom, che non era soddisfatto dei beni che aveva. Voleva di più di tutto. Un giorno ricevette un’offerta; Per 1000 rubli, avrebbe potuto comprare tutto il terreno corrispondente al percorso che sarebbe riuscito a fare in un giorno di cammino. L’unico problema in questa operazione era che doveva tornare al suo punto di partenza prima del tramonto. Se tuttavia prima del tramonto non sarebbe riuscito a ritornare al punto di partenza, Pacom avrebbe perso i suoi 1000 rubli. Il contadino accetta, si crede capace di percorrere in un giorno, un percorso in grado di delimitare una superficie enorme di terreno.

All’alba si alza e inizia il percorso e cerca di delimitare quanta più terra è possibile. Poco prima del tramonto si rende conto di essersi allontanato troppo dal punto di partenza; per non perdere i 1000 rubli, inizia a correre più veloce che può. Arriva finalmente al punto di partenza proprio quando il sole sta tramontando. Quasi sulla linea del traguardo, esausto per la fatica finale, cade a terra morto. In seguito, i suoi servi scavarono una tomba non più di un metro di lunghezza per tre metri di larghezza. Il titolo del racconto di Tolstoj è: “Se di molta terra abbia bisogno un uomo”

La cosa straordinaria è che quest’uomo che Dio chiama un pazzo, è quello che noi chiamiamo un uomo di successo.

Gesù dice: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; ” Il verbo greco tradotto ridomandata o richiesta (apiteo) significa letteralmente ” chiedere indietro o richiedere indietro” dando l’idea della vita che ci è data come un prestito che deve essere restituito a Dio su Sua richiesta.

Continua nella seconda metà del versetto 20 per dire: “e quello che hai preparato, di chi sarà?” 

Salomone fa un commento su questo problema in Ecclesiaste 2:21-23  -  21 Infatti, ecco un uomo che ha lavorato con saggezza, con intelligenza e con successo, e lascia il frutto del suo lavoro in eredità a un altro, che non vi ha speso nessuna fatica! Anche questo è vanità, è un male grande. 22 Allora, che profitto trae l’uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò che gli è costato tanta fatica sotto il sole? 23 Tutti i suoi giorni non sono che dolore, la sua occupazione non è che fastidio; perfino la notte il suo cuore non ha posa. Anche questo è vanità.

Tutto ciò che abbiamo, un giorno sarà lasciato ad altri. Oggi abbiamo il potere di scegliere se usare o abusare quello che Dio ci ha donato, ma un giorno ci troveremo davanti al Signore e renderemo conto del modo in cui abbiamo utilizzato i doni che Dio ci ha fatto.

5. Quando i nostri cuori sono concentrati su noi stessi ci troveremo in conflitto con il piano di Dio per la nostra vita. (V. 21)

21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio».

Le ricchezze hanno un punto debole, non hanno alcun potere d’acquisto dopo la morte. Il “ricco verso Dio” è quello che fa uso di ciò che Dio gli ha dato per benedire gli altri.

Ci sono numerosi esempi nella Scrittura di gente così. Il centurione che costruì una sinagoga per il popolo affinché avesse un luogo dove adorare Dio (Lc 7). La casa di Maria, Marta e Lazzaro in cui Gesù spesso trovava riposo e ospitalità (Luca 10). Erano persone ricche verso Dio, (guarda caso, ricevettero i miracoli più grandi).

Per diventare ricchi verso Dio e prosperare nella vita bisogna investire nella sua Chiesa e nella vita del suo popolo. Ma non fraintendetemi, non è che la chiesa in se ha bisogno di risorse per sopravvivere, ma che la generosità  aggiunge la vera ricchezza alla vostra vita che altrimenti andrebbero persa.

1 Giovanni 3:16-24  -  16 Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?

18 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità. 19 Da questo conosceremo che siamo della verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a lui.20 Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. 21 Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio;22 e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito. 23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri secondo il comandamento che ci ha dato. 24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. Da questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Conclusione

Abbiamo iniziato questa riflessione considerando che tutti i giorni siamo tirati in molte direzioni diverse e ci siamo fatti la domanda: “Che cosa è veramente importante nella vita? “abbiamo intenzione di vivere la vita per noi stessi o per Dio? “

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