Sofferenza, la vita non è leale


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La vita spesso riserva molto dolore. Beni materiali, salute, bellezza e talenti sono distribuiti ingiustamente; non tutti godono il lato migliore della vita. Malattie fisiche e psichiche, morti tragiche, disabilità, senso di incomprensione e povertà lo dimostrano inequivocabilmente; numerose sofferenze sconvolgono la vita.

Il credente non sempre ha una risposta a tutto, ma possiede speranza e consolazione. Una persona che soffre può guardare a Gesù perché Gesù stesso ha sofferto molto e ci capisce. Egli conosce la solitudine, la delusione e sa come ci si sente quando si viene traditi, sa cosa si prova quando si è indesiderati nel proprio paese, quando si è presi per pazzi dai propri famigliari. Gesù è stato insultato, deriso, si è preso gli sputi e ha sperimentato che gli esseri umani non provano alcuna compassione. Conosce la tortura e il dolore, e sa cosa significhi trascorrere la notte prima della condanna a morte. Gesù sa anche come si sente una persona debole che, nel bisogno, prega il Dio onnipotente e sperimenta che le sofferenze non se ne vanno via.

L’ultima notte prima della Sua morte ci dà un quadro chiaro di che pena Gesù abbia sopportato.

Quindi, portatosi un po’ più avanti, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora: Diceva: «Abba, Padre! Tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice! Tuttavia non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi» (Marco 14:35-36).

Il Figlio di Dio era consapevole che il Padre avrebbe potuto evitargli quel destino; infatti nell’angoscia Egli pregò: «Padre, tu puoi fare tutto, ci deve essere per me un’altra via!». Questo è il grido di coloro che sono nel bisogno. Il Dio onnipotente può impedire tutto. Perché quindi non interviene? Questo è un interrogativo emblematico. Si vede un Gesù angosciato, ma si capisce anche che Egli si sottomise a Dio. «Non la mia volontà, bensì quello che tu vuoi accada!».

Questo comportamento mostra che Dio possiede una visione d’insieme, e che l’eventuale decisione di non portare via un dolore è probabilmente la migliore in quella situazione. Attraverso la morte di Gesù molti hanno ottenuto la vita, Dio non vide per il Suo amato Figlio altra strada che quella della sofferenza.

Un credente che nella sofferenza guarda a Gesù, riesce ad accettare anche il dolore dalla mano di Dio e in esso trovare pace. Dopo la sofferenza verrà, come per Gesù, il mattino della risurrezione. Le persone che hanno fede in Gesù sperimentano spesso un aiuto sovrannaturale nel dolore, vengono portati in braccio da Dio. Le sofferenze, quindi, non sono per i credenti, solo negative, perché essi ricevono la forza per sostenerle. Proprio in questi momenti la relazione con Dio cresce in maniera molto intensa. Chi soffre e crede in Gesù trova nel Vangelo una meravigliosa promessa.

«Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne» (2° Corinzi 4:16-18).

Chi crede arriva a sperimentare la sofferenza come una possibilità di crescita interiore. Già qui sulla terra il dolore smussa il nostro carattere, rompe l’orgoglio, ci incoraggia, ci rende pazienti e anche riconoscenti per le piccole cose.

La Bibbia non dà una risposta a tutte le domande che ci poniamo in riferimento al dolore, ma offre un’immensa speranza nella sofferenza: la speranza che la sofferenza, per chi crede, non sia senza senso e che Dio la trasformi in benedizione.

«Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio» (Romani 8:28).

«Penso che le sofferenze del tempo presente non hanno un valore proporzionato alla gloria che si manifesterà in noi» (Romani 8:18).

I credenti non sanno tutto, ma sanno che tutto coopera al bene di coloro che amano Dio. Perciò la vita con Dio porta non solo un cambiamento nel nostro carattere, ma anche speranza, sostegno, consolazione e dà senso alla vita, al dolore e alla morte. Dio stesso ci prende e ci conduce attraverso tutte queste fasi e ci accoglie col Suo eterno amore, dopo il viaggio della nostra vita, al cospetto della Sua maestà. Dio vi benedica.


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