La follia di cercare una vita…

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La follia di cercare una vita comoda

Luca 12:13-24
13 Or uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». 14 Ma Gesù gli rispose: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?» 15 Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita». 16 E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 ”Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti’”. 20 Ma Dio gli disse:



leggi No Comments febbraio 13 2013 at 11:32


Un cuore nuovo

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Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. (Ez. 36:26)

Padre, grazie per avermi dato un cuore nuovo.

 

Romani 8:2-4

2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.



leggi 3 Comments settembre 12 2012 at 18:49


Uscire dai problemi

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di Giuseppe Cantarella

 

Ho meditato un po’ sulla vita di Abrahamo.(fra altro con 12ore di treno, ho avuto un po’ di tempo in più per riflettere sui alcuni argomenti)

Ecco cosa è venuto fuori: 4 principi di come uscire dai problemi!!! (da cui la predica in Campobasso)

1. Sarai tu a mettere azione, non lo farà un altro per te.



leggi 1 Comment maggio 9 2012 at 09:17


Sofferenza, la vita non è leale

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La vita spesso riserva molto dolore. Beni materiali, salute, bellezza e talenti sono distribuiti ingiustamente; non tutti godono il lato migliore della vita. Malattie fisiche e psichiche, morti tragiche, disabilità, senso di incomprensione e povertà lo dimostrano inequivocabilmente; numerose sofferenze sconvolgono la vita.

Il credente non sempre ha una risposta a tutto, ma possiede speranza e consolazione. Una persona che soffre può guardare a Gesù perché Gesù stesso ha sofferto molto e ci capisce. Egli conosce la solitudine, la delusione e sa come ci si sente quando si viene traditi, sa cosa si prova quando si è indesiderati nel proprio paese, quando si è presi per pazzi dai propri famigliari. Gesù è stato insultato, deriso, si è preso gli sputi e ha sperimentato che gli esseri umani non provano alcuna compassione. Conosce la tortura e il dolore, e sa cosa significhi trascorrere la notte prima della condanna a morte. Gesù sa anche come si sente una persona debole che, nel bisogno, prega il Dio onnipotente e sperimenta che le sofferenze non se ne vanno via.



leggi 1 Comment maggio 2 2012 at 17:52


Siamo davvero disposti a vincere?

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Vittoria. La Bibbia ne parla e il Signore stesso la promette ai suoi figli. Vittoria sulla malattia e sull’avversità, ma anche vittoria sulla persecuzione. Si vince sulla malattia quando la guarigione viene, così come si vince sull’avversità quando i problemi vengono risolti. Allo stesso modo, si ottiene vittoria sulla persecuzione quando, nonostante tutto, si continua a servire il Signore. A volte quelli che complottano il male contro i cristiani servitori del Signore, vengono spesso smascherati da Dio stesso, perché è vero che Dio ama anche i persecutori, certamente, ma sa anche proteggere i Suoi figli, e sa bene in che maniera agire per il bene di tutti.
Queste cose  sono parte delle vittorie che Gesù e gli apostoli ci hanno assicurato. “Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo” [1^ Cor. 15:57].

Vittoria… eppure, nonostante questa parola risuoni dolce, essa nasconde impegno e virtù che spesso vengono poco considerate.

Tutti i credenti vogliono vincere, certo, ma non tutti i credenti sono poi disposti a pagarne il prezzo. Tutti i credenti desiderano avere la vittoria sulle prove e sulle circostanze negative della vita, ma poi non tutti sono disposti ad assumersi le responsabilità che queste vittorie comportano. Ci sono vittorie alle quali tutti i credenti sono stati destinati, ma c’è anche un atteggiamento che il credente deve assumere, affinché queste vittorie si manifestino… un prezzo che tutti i credenti, in un modo o nell’altro, dovrebbero anche essere disposti a pagare.

Ma quale sarebbe il prezzo da pagare? Quali, gli atteggiamenti da assumere?
Il primo, è il saper rimanere fermi nella fede e non mollare, quando la malattia o l’avversità sembrano prevalere nella propria vita. L’altro è camminare in amore e non cedere alle contese ed alle provocazioni.
Infatti, se è facile rimanere fedeli quando le cose vanno bene, non lo è affatto quando invece le circostanze sono avverse e la soluzione sembra tardare. Ma è proprio in quei momenti che la vittoria si costruisce. Spesso, si pretende la vittoria ma poi non si ha la costanza di rimanere fermi durante i momenti di prova. Ma non possiamo ottenere la vittoria senza la radice che la determina!
vittoria sui problemi e sui persecutori non viene all’improvviso, come fosse una sorta di magica soluzione, ma è il frutto di un cammino consigliato dal Signore, è il saper reagire in linea con le promesse di Dio.

Non si vince la battaglia quando le cose vanno bene, ma spesso, quando le cose vanno bene, è perchè la battaglia è già stata vinta oppure perchè non è ancora cominciata.Ecco perchè se le cose vanno male, non è detto che tu abbia perso la tua battaglia… il più delle volte, la stai combattendo proprio in quel momento!

Ma vuoi vedere come l’apostolo Paolo definisce la tua battaglia? Ecco qua: “Combatti il buon combattimento della fede…” [1^ Timoteo 6:12]. Il combattimento, l’apostolo, lo chiama “buono”. Ma perché?
Lo chiama buono perchè lo abbiamo già vinto! La Scrittura ci sta dicendo che se combattiamo il combattimento seguendo le regole che essa consiglia, la vittoria ci viene garantita. Nota infatti che il nostro combattimento deve essere “combattimento della fede”, e non della carne, o della rassegnazione.
La differenza è tutta qua. Il combattimento della fede prevede… la fede!E la fede prevede un tempo in cui, nonostante le circostanze siano avverse, il credente continua a credere in Dio e ad avere fiducia nella soluzione da Lui stesso promessa.

Pertanto, se stai affrontando una situazione difficile, non pensare di aver perso, perché probabilmente stai vivendo la tua battaglia proprio adesso. Non mollare, ma rimani fermo nel Signore!Molti mollano la presa proprio ora, non rendendosi conto che è invece in questo tempo di transizione che la vittoria si edifica. Alcuni si lasciano andare allo sconforto ed alla rassegnazione, mentre altri cedono alle contese ed alle dicerie, eppure non sono queste le reazioni che ci assicurano la vittoria. Il combattimento, non dimentichiamolo, deve essere “della fede”, e non “della carne”. Se solo riusciamo a non cedere e a continuare a rimanere in fede, la vittoria non può che manifestarsi anche nella nostra vita. Non è affatto facile, lo so bene. Lo stesso apostolo ha detto che non lo è. Infatti, parlando del nemico che cerca di ostacolarci in ogni maniera, lui dice: “Resistetegli, stando fermi nella fede…” [1^ Pietro 5:9].Non servirebbe “resistere” se non ci fosse qualcuno (o qualcosa) che tenti di farci mollare!
La vera battaglia, quindi, si combatte proprio quando siamo tentati di cedere e di rassegnarci, quando le cose sembrano andare per il verso sbagliato, la si combatte nella nostra mente quando il nemico ci sussurra che non esiste alcuna soluzione alla nostra sfida.
Sono questi i momenti in cui non dobbiamo mollare.
Sono questi i momenti in cui dobbiamo continuare a lodare il Signore e a camminare nelle Sue vie, anche se non ci andrebbe di farlo. La Bibbia lo chiama “sacrificio di lode”…
Sono questi i momenti in cui non dobbiamo dire: “La fede non funziona… va tutto storto… chi me lo fa fare…”, ma dobbiamo invece continuare a credere e a confidare nelle Sue promesse. E inoltre, sono proprio questi i momenti in cui il nostro carattere viene formato e la nostra fede viene messa all’opera. E un carattere formato è un ottimo strumento che il Signore potrà usare con potenza, nel futuro…

In effetti, la nostra carne è portata a lamentarsi e a desistere, alla nostra carne, in realtà, non piace affatto resistere nella fede, ma questo non è un problema di qualche singolo credente, no, questa è una triste caratteristica della nostra carne.

Grazie al cielo, un giorno avremo un corpo nuovo e la “carne” non sarà più un problema, ma fino a quel giorno l’avremo e pertanto dobbiamo imparare ad avere a che fare con essa. Non è una passeggiata, e di questo ce ne siamo accorti tutti, ma qualcosa  possiamo sempre farla.La nostra carne, sebbene sia stata detronizzata, continua ancora a dire la sua, e lo fa con un gran chiasso! La carne non possiamo eliminarla, ma possiamo però rifiutare di percorrere la strada che ci suggerisce.
Ecco perché l’apostolo Paolo ci ha consigliato di non seguire i consigli della carne, né i pensieri che essa ispira, proprio perché sono suggerimenti che inducono a “mollare la presa”, e se molliamo la presa, la vittoria rimarrà solo un lontano e inavvicinabile miraggio.
Siamo destinati a vincere, è vero, ma questo significa che siamo anche destinati a non mollare quando ci andrebbe di farlo, questo, è il prezzo da pagare per la vittoria, è la parte più impegnativa, ma è anche quella che ci porta dritti al trionfo per l’aiuto di Gesù!
Solitamente, come ho accennato, sono due, le grandi aree in cui i credenti affrontano le battaglie maggiori: l’area della prova/tentazione, e l’area della persecuzione.
Le prove e le tentazioni sono una realtà, proprio come lo sono le persecuzioni, e la comune caratteristica di queste situazioni è quella di farci credere che siamo destinati a cedere e a perdere la battaglia.
Quando le persecuzioni vengono, infatti, tutti noi siamo tentati di rispondere per le rime, ma se ci comportassimo in questo modo non faremmo altro che cadere allo stesso livello carnale dei nostri accusatori. In effetti, a nessuno di noi piace essere ingiuriati e maltrattati, ma questo fa parte del cristianesimo, e per quanto non sia piacevole, è una naturale conseguenza del nostro esporci a motivo della Parola e della verità che il Signore ha piantato in ciascuno di noi.

A volte, sono solo le gelosie quello che portano gli altri ad accusare i figli di Dio, ma qualunque sia il motivo noi non siamo chiamati a rispondere per la carne, no, non è così che la vittoria viene. La nostra vittoria deve venire da Dio, limpida e cristallina come solo Lui può portarla, ed è questa la vittoria che noi tutti desideriamo.
A volte occorre del tempo, è vero, ma se desistiamo dal fare la nostra giustizia, vedremo la vittoria di Dio. Eppure, spesso i credenti impiegano male questo spazio di tempo,  spesso lo impiegano nel rancore e nella diceria, invece di lasciar operare il Signore.

Questo perché la nostra carne è sempre all’erta, e non si lascia sfuggire occasione di poter dire la sua.Pertanto, rimanere fermi nella fede e continuare a camminare in amore deve essere la nostra risposta come figli dell’Iddio vivente.Ma la carne “parla” anche durante la malattia… oh, se parla! tra la malattia e la guarigione esiste un tempo, un tempo che andrebbe impiegato per credere in Dio e non per ascoltare le bugie che giungono alla nostra mente. Così facendo, sono sicuro che molte infermità sparirebbero più in fretta che mai.
Non dico che per ogni malattia debba essere così, ma posso assicurarvi che gran parte di esse si risolverebbero semplicemente spendendo meglio questo “tempo” che intercorre tra la manifestazione dell’infermità e la guarigione vera e propria.Quando il male avanza e la guarigione sembra non arrivare, la tentazione di mollare è forte. Quando l’infermità è presente, non è affatto facile rimanere fermi nella fede e non cedere alla rassegnazione, ma resistere nella fede significa andare contro ogni circostanza naturale ed ogni evidenza fisica, e non si tratta di una battaglia facile.

Spesso, significa andare anche contro i propri cari e coloro che, seppur in buona fede, tendono a smontare la fede in Dio, ed a scoraggiare il malato riguardo una risposta divina al suo problema.Non è facile resistere in fede durante la malattia, certo. Se lo fosse, tutti lo farebbero.Eppure, la vittoria richiede proprio questo prezzo: resistere in fede e non mollare, e farlo proprio quando le cose vanno male.Tutto questo non è facile, è vero, ma è possibile.Non è nemmeno sempre piacevole, eppure è quello che siamo chiamati a fare.
Ma la ricompensa, cari nel Signore, è la vittoria che il Signore promette!Vittoria sulla malattia, vittoria sulle prove e sulle tentazioni, vittoria sulle persecuzioni.

E quando la vittoria viene, significa che la prova, la tentazione o la persecuzione non potrà in alcun modo ostacolarti o impedirti di compiere la volontà di Dio per la tua vita.
•E allora, siamo ancora disposti a voler vincere?
•Considerando il prezzo che c’è da pagare, vogliamo davvero vincere?
•Desideriamo veramente avere la vittoria sulle prove e sulle tentazioni, sulla malattia, sui rancori e sui nostri accusatori?

Se vogliamo davvero vincere, allora significa che siamo anche disposti a pagarne il prezzo. Un prezzo che si chiama “resistere nella fede” e “camminare in amore”. Si, sembra facile, ma in realtà non lo è affatto, anche chi vi parla è conscio del fatto che deve fare ancora molto cammino prima di giungere a quella statura spirituale che il Signore Gesù ci esorta ad avere. Ma del resto, se fosse stato facile, Gesù non ci avrebbe assicurato il suo personale aiuto!

Ma ringraziato sia il Signore che, nonostante i nostri difetti e le nostre debolezze, ci fa sempre trionfare e continua a prometterci la Sua assistenza dove ne abbiamo bisogno.
“Lo Spirito”, scrive l’apostolo Paolo, “ci sostiene nelle nostre infermità…”. Il termine qui tradotto con “infermità” significa letteralmente “area in cui siamo deboli”,”area in cui manchiamo di forze”.

Quando sembra che non abbiamo la forza per resistere nella fede e per camminare in amore, quando sembra che stiamo per mollare la presa e cedere alla prova, ecco che lo Spirito Santo è pronto a darci una mano. Gloria! Questa è una meravigliosa notizia, non trovi?
Carissimi! Smettiamo di affrontare la battaglia da soli! Non cessiamo di rimanere saldi nella nostra fede per la guarigione o per la soluzione ai nostri problemi, anche quando non ci andrebbe affatto di farlo.

Questo è parte del prezzo per la vittoria, un prezzo che però vale la pena pagare, la bella notizia è che è possibile! E se Gesù ha detto che è possibile, allora significa che in qualche modo, con il Suo aiuto, siamo stati equipaggiati per riuscire nell’impresa.

Un equipaggiamento che si chiama “Cristo in noi”, speranza di gloria.



leggi 1 Comment febbraio 28 2012 at 09:43


Uniti in Cristo

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Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (1 Corinzi 15, 51-58) La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. Quando i cristiani comprendono il valore e l’efficacia della preghiera in comune per l’unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando.


leggi No Comments gennaio 23 2012 at 19:35


Lettera pastorale di Natale

Past. Giovanni Traettino - Vescovo della Chiesa Evangelica della Riconciliazione
Miei cari ed amati, arriviamo a questo Natale circondati da un clima di tristezza e di scoraggiamento. Mi ritornano alla memoria stati d’animo e atmosfere dell’infanzia e del secondo dopo guerra. Eppure, avevamo tanto lavorato, avevamo tanto sperato! Ma tocchiamo ormai con mano nelle nostre realtà l’incalzare delle difficoltà e l’aggravarsi della crisi.


leggi No Comments dicembre 26 2011 at 11:07


Dio non ha ancora finito…

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Dio non ha ancora finito con te.

Leggi Testo: Luca 1:5-25; 57-80

Permettetemi di presentarvi a voi Zaccaria ed Elisabetta, due persone un po’ nell’ombra, ma molto importanti nella narrazione dell’avvento.

Zaccaria ed Elisabetta erano il padre e la madre di Giovanni Battista. Ma questa è la fine, non l’inizio della storia.

Zaccaria, che letteralmente significa “Dio ha ricordato,” era un sacerdote di un villaggio ebraico. Sua moglie Elisabetta, che significa “Dio è il mio giuramento,” proveniva da una famiglia sacerdotale, dalla linea di Aronne, fratello di Mosè.

Sia Zaccaria che Elisabetta erano devoti e scrupolosi nel rispetto della Legge. Erano fedeli seguaci del Signore, tuttavia, avevano un desiderio insoddisfatto. Erano ormai diventati molto anziani, e non avevano figli. Questo gli aveva portato molto dolore. Avevano pregato per avere un bambino per anni, ma quel bambino non era mai arrivato.

I discendenti di Aronne erano responsabili a rotazione per il servizio nel tempio di Gerusalemme. Zaccaria viaggiava dal suo villaggio, non lontano da Gerusalemme, per svolgere il suo turno sacerdotale nel tempio.

Una volta l’anno un sacerdote a turno poteva accedere al luogo santissimo. Zaccaria in questo caso, ebbe il grande privilegio di entrare nel santuario per bruciare l’incenso, mentre la congregazione rimase fuori in preghiera.

Accadde una cosa strana. L’angelo Gabriele apparve a Zaccaria, in piedi alla destra dell’altare dell’incenso, Zaccaria si spaventò, ma Gabriele gli disse:

«Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli porrai nome Giovanni. 14 Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita. 15 Perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; 16 convertirà molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio; 17 andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto».(Luca 1:13-17 ).

Zaccaria rimane stordito, non sa cosa dire, non può crederci. Chiede un segno a Gabriele, che gli da un segno. Infatti proprio per l’incredulità di Zaccaria, l’angelo Gabriele gli dice che sarebbe rimasto muto, fino a quando questa profezia riguardo alla nascita del figlio non si sarebbe avverata.

La gente fuori non riusciva a capire perché Zaccaria passava così tanto tempo nel tempio. Quando finalmente usci, era muto, cercò di comunicare con i segni, ma non funzionò.

Nel frattempo, Elisabetta cominciò a sentire la vita dentro di lei. Dio aveva risposto alle sue preghiere. Così gridò: «Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini». ( Luca 1:25 ).

Sei mesi più tardi, Gabriele appare ad un adolescente di nome Maria di Nazareth e le dice che, anche se vergine, concepirà un figlio, e lo chiamerà Gesù. Poi l’angelo informò Maria della cugina Elisabetta, ormai incinta da sei mesi. Così Maria andò a visitarla. Le due donne cominciarono a percepire i ruoli che avrebbero avuto rispetto ai loro figli.

Non sappiamo esattamente quanto Elisabetta avesse capito, ma

non esitò, e accettò con gioia il ruolo secondario che Dio gli aveva dato per il figlio, cioè colui che sarebbe stato il “precursore” del Messia, Gesù Cristo .

Nasce così il piccolo Giovanni, e dopo otto giorni si recano al tempio per circonciderlo. Mentre gli stanno dando il nome di suo padre, cioè Zaccaria, ecco che Elisabetta, prende la parola e dice: “NO! Si chiamerà Giovanni».

Gli intervenuti mormoravano per il fatto che nessuno dei suoi parenti avevano quel nome. Così facevano dei cenni a Zaccaria per capire quale nome gli sarebbe piaciuto per suo figlio, ma Zaccaria chiede una tavoletta, e per lo stupore di tutti, scrive: “Il suo nome è Giovanni.”

Immediatamente, la bocca di Zaccaria fu aperta, e la sua lingua si sciolse, e iniziò a parlare, lodando Dio. Tutte le persone presenti, furono presi da grande timore. Dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria proruppe in una delle lodi profetiche più belle di tutta la Bibbia, profetizzando non solo su suo figlio Giovanni, ma anche su Gesù Messia.

Così vi ho presentati un po’ Zaccaria ed Elisabetta. Per qualcuno forse è la prima volta che sente parlare di questi personaggi biblici a prima vista secondari.

Potrebbe però essere importante per noi scoprire alcuni aspetti della loro vita che si adattano alla nostra esistenza oggi. Facciamo insieme questa riflessione per vedere se c’è qualcosa che ci può aiutare a migliorare la qualità della nostra vita.

Primo: Una parola per gli anziani: Dio non ha ancora finito con te!

Mettiti per un attimo al posto di Elisabetta e Zaccaria. Tutta la vita, hai pregato per un bambino. Tutta la vita, sei stato fedele nel servizio di Dio. Tutta la vita, hai letto la bibbia. Tutta la vita, hai fatto del tuo meglio per obbedire a Dio. Tutta la vita, hai aspettato la venuta del Messia.

Gli anni si sono trasformati in decenni, e diversi decenni sono passati, ed è tempo per la pensione. Molti dei vostri amici di infanzia si sono stabiliti, circondati dai loro figli e nipoti. Molti di loro non sono stati molto fedeli a Dio come lo siete stati voi.

Io non so come avrei reagito. Sarei stato tentato di gettare la spugna, o almeno di ridurre il mio coinvolgimento spirituale. Dopo tutto, Dio non è stato proprio così buono con me. Perché lo dovrei prendere così sul serio quando Lui non ha prodotto tutto quello che avrebbe dovuto nella mia vita?

Ma questo non è stato l’approccio di Zaccaria ed Elisabetta. Loro sono rimasti fedeli. I fatti hanno dimostrato che anche Dio è rimasto fedele. Il suo tempo è migliore del nostro tempo. Non dimentichiamolo mai.

A volte ho riflettuto sui numerosi avvenimenti della mia vita. Ad es. da piccolo avevo una voce straordinaria, calda quasi come quella di un adulto, poi a otto anni mi tolgono le tonsilla, ed esco dall’ospedale con una voce sottile, quasi femminile che non è stata mai più la stessa di prima. Così nel corso degli anni provavo rabbia nel non avere più quella bella voce. Ma durante il mio cammino col Signore, spesso nelle mie riflessioni, mi sono detto: “se avessi avuto ancora la voce di prima, avrei sicuramente avuto successo, e questo successo mi avrebbe portato da tutt’altra parte che con Dio”.

A volte ci chiediamo come sarebbe stata la nostra vita se non avessimo trovato sulla nostra strada questi blocchi stradali che ci hanno costretto a cambiare direzione. Quanto è facile per noi cristiani dimenticare che, tutto ciò che abbiamo vissuto fino a questo momento è solo il prologo, la preparazione. Dio non ha finito con te.

Beh, io non so come Zaccaria ed Elisabetta si sono sentiti, ma so che sentivano il peso del tempo sulle loro spalle, e avevano perso la loro possibilità di avere un figlio. Questo era il loro sogno. Loro erano stati fedeli a Dio per anni, ma Dio non sembrava avere grandi progetti per loro.

Poi sono stati sorpresi, sorpresi dal fatto che Dio ha aveva invece un progetto meraviglioso per loro.

Non importa quanti anni hai o quanto insignificante ti senti, Dio non ha ancora finito con te.

Dio non ha finito con te, fino a quando Gesù non ritornerà su questa terra.

Non c’è la teologia della pensione nella Bibbia. Siamo ancora i seguaci di Gesù Cristo, non importa quanti anni abbiamo. Tu ed io siamo destinati ad essere messaggeri, se sei una teenager come Maria o sei anziano come Zaccaria ed Elisabetta. Dio non ha ancora finito con te!

SECONDO: una parola ai sinceri, tradizionalisti religiosi  

DIO PUÒ SORPRENDERVI ANCORA!

Siamo a Natale e Natale è un tempo di sorprese, Si proprio quel natale che per anni mi ha messo malinconia, ricordandomi gli episodi di povertà da bambino, quei natali vissuti uno dopo l’altro senza il mio papà che era emigrato in Belgio, Ma Dio ci sorprende, e sta regalando anni di vita ai miei genitori perché ogni anno possiamo vivere un nuovo natale insieme.

Si Il natale fa  cose che tolgono il fiato, ma in realtà, tutta la vita può essere vissuta così, non solo il natale.

La maggior parte di noi misura le nostre vite dai respiri che facciamo. Forse sarebbe meglio per noi misurare la nostra vita dalle cose che ci tolgono il respiro.

Sono quei momenti di stupore e meraviglia, quando improvvisamente la nostra attenzione è portata via, è li che Dio ci coglie di sorpresa.

L’unico problema è che alcuni di noi sono così immersi nella tradizione religiosa che non si lasciano più sorprendere da nulla. Questo è quello che era quasi capitato a Zaccaria ed Elisabetta. Erano brave persone. La Bibbia dice: Erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore. ( Luca 1:6 ).

Questo è il profilo di persone molto religiose. Obbedivano alla legge, erano fedeli nell’adorazione al tempio, pregavano con fervore il Signore.

Ma è possibile rompere  un tale routine religiosa, perché Dio coglie un momento difficile per ottenere la nostra attenzione.

Che cosa accadrebbe se una Domenica mattina, Gesù nelle vesti di un uomo normale camminasse letteralmente lungo questo corridoio e si sedesse su questo gradino e si guardasse intorno?

Mi chiedo se qualcuno di noi lo riconoscerebbe!

Molto probabilmente, qualcuno del servizio d’ordine lo acchiapperebbe già a metà corridoio. L’ultima cosa che vorremmo è di vedere un intruso interrompere durante il nostro servizio di culto.

È  abbastanza improbabile che Gesù cammini fisicamente in questa stanza, nel corso di questo servizio culto. Il fatto è, però, che Gesù Cristo è in questa stanza in questo momento, alla presenza del Suo Spirito Santo.

Gesù Cristo, il Dio dell’universo, è un osservatore attivo e sensibile di tutto ciò che sta avvenendo in questa stanza ora.

  • Egli conosce ogni tuo pensiero.
  • Egli conosce le nostre paure.
  • Egli è preoccupato per i tuoi problemi di salute, per le tue esigenze finanziarie
  • Egli ha pensieri profondi per la solitudine e il dolore che segna l’esistenza di alcuni qui questa mattina.


Lui ne è consapevole, e vuole incontrarci al nostro punto di bisogno. Egli ci vuole sorprendere con la sua gioia.

Per che cosa hai pregato di recente?

Quali sono le tue preghiere in evidenza?

Immagina quante volte Zaccaria ed Elisabetta avevano pregato per un bambino.

Poi, Dio li ha sorpresi al punto di stordirli quando le loro preghiere furono esaudite.

Quello che loro volevano era solo un semplice figlio, ma ciò che Dio aveva preparato per loro era più che avere un bambino.

Dio ha un singolo progetto per ogni singola vita qui dentro.

Non importa quello che stai pensando di te stesso, Dio non ha ancora finito con te.

Non importa se gli anni stanno passando, Dio può sorprenderti.

Non importa se ti sei un po’ intiepidito con la religione, Dio ti sta portando al punto del bisogno.

I nostri pensieri, non sono i suoi pensieri, ne le nostre vie sono le sue, ma neanche i nostri tempi sono i suoi tempi.

Decidi di rinnovare la tua mente, e aprirti a ciò che Dio ha in serbo per te, e lasciati sorprendere,

perché Dio non ha ancora finito con te.

Cantico di Zaccaria

Luca 1: 68 «Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele,
perché ha visitato e riscattato il suo popolo,
69 e ci ha suscitato un potente Salvatore
nella casa di Davide suo servo,
70 come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti;
71 uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano.
72 Egli usa così misericordia verso i nostri padri
e si ricorda del suo santo patto,
73 del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre,
74 di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici,
lo serviamo senza paura,
75 in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita.
76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo,
perché andrai davanti al Signore per preparare le sue vie,
77 per dare al suo popolo conoscenza della salvezza
mediante il perdono dei loro peccati,
78 grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio;
per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà
79 per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte,
per guidare i nostri passi verso la via della pace».

 

Download – Dio non ha ancora finito con te



leggi 1 Comment dicembre 19 2011 at 14:41


Parole da Dio

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La prima volta che ho lasciato fluire l’inchiostro è stato a scuola. Nei miei temi di bambina infilavo tutte le mie fantasie ed i miei desideri innominati. Scrivevo e costruivo grandi case con i tetti fumanti ed il camino acceso, un giardino all’esterno ed un lungo, lungo viale. Unica via dalla quale si poteva accedere alla mia immaginata abitazione. Costruivo amici ed amiche, dialoghi ricchi e larghi sorrisi intorno a me di amore e di compiacenza. Come fa un pittore con la tela io, da bambina, disegnavo con le parole. Disegnavo le parole. È stato lì, in quegli anni, che ho capito di possedere un talento. Una forma di comunicazione per trasmettere tutto il mio mondo, il mio più profondo non detto interiore.



leggi 2 Comments dicembre 14 2011 at 14:52


Inaugurazione nuovi locali

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Il 19 ottobre 2011, abbiamo inaugurato i nuovi locali della nostra chiesa. All’evento hanno partecipato il Rev. Giovanni Traettino, vescovo presidente delle chiese della riconciliazione in Italia, e Mons. Giancarlo Maria Bregantini,


leggi No Comments dicembre 13 2011 at 15:18